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Cavalli di luna e di vulcani

 

Isole che ho abitato

verdi su mari immobili

D’alghe arse, di fossili marini

e spiagge ove corrono in amore

cavalli di luna e di vulcani.

Nel tempo delle frane

le foglie, le gru assalgono l'aria:

in lume d'alluvione splendono

cieli densi aperti agli stellati;

le colombe volano

dalle spalle nude dei fanciulli.

Qui finita è la terra:

con fatica e con sangue

mi faccio una prigione.

Per te dovrò gettarmi

ai piedi dei potenti,

addolcire il mio cuore di predone.

Ma cacciato dagli uomini,

nel fulmine di luce ancora giaccio

infante a mani aperte,

a rive d’alberi e fiumi:

ivi la latomia d’arancio greco

feconda per gli imenei dei numi.

 

 

COMMENTO

In questa lirica, che Quasimodo dedica alla figlia, viene evocata l’isola nativa, ma non la Sicilia reale bensì la Sicilia del Mito legata all’infanzia del poeta; nonostante egli sia lontano da questa terra, non può fare a meno di abbandonarsi al ricordo di immagini avvolte in una luce lunare e in bagliori di vulcani che si collocano in un paesaggio fuori dal tempo. In una sintesi fulminea il poeta stringe le sparse memorie della sua infanzia isolana: presenze animali di uccelli e quadrupedi, sabbie disseminate di alghe e di fossili, volo di foglie, fiamme di eruzioni, luce di luna e cieli densi e aperti che risplendono in un "lume d’alluvione". Tuttavia la distanza fra questa rappresentazione e il ricordo come esperienza umana è incommen- surabile, poiché essa è relizzata con elementi di mito e di leggenda nei quali il poeta sembra ricercare se stesso e la propria terra ed in cui a fatica è possibile distinguere gli elementi reali; così anche l’immagine delle colombe che volano sulle spalle nude dei fanciulli risulta legata ad un universo primordiale e fantastico. Il poeta sarà costretto per conservare questa terra magica a scendere a compromessi con il presente e, poiché viene adoperata una forma verbale al futuro, ciò assume la forma di una previsione. Il poeta si pone nel passato e da qui sembra guardare ciò che egli già conosce, proiettando innanzi a sé un avvenimento scontato quasi a voler fare coincidere il tempo presente con il tempo passato.Con una scrittura esposta alle influenze del clima esistenzialista, segnato dal dolore, egli si rifugia dunque nella memoria in cui, come un fanciullo indifeso, giace nella luce di cui godono i fiori d’arancio, degno ornamento per le nozze degli dei.

 

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