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Gli antichi avevano attribuito a Omero non soltanto lIliade e lOdissea, ma anche degli inni chiamati "omerici", molti poemi del ciclo epico ed infine opere, come il Margite e la Batracomiomachia, di carattere burlesco. La questione omerica trova le sue origini nel III sec. avanti Cristo quando ad opera di alcuni grammatici alessandrini si ebbe una vera critica storica e filologica. Questo processo critico riconobbe ad Omero la paternità di sole due opere, lIliade e lOdissea, giungendo con due esponenti spregiudicatamente avanzati (Xenone ed Ellanico, i così detti "separanti")a negare che lIliade potesse appartenere allo stesso autore dellOdissea e ad attribuire a Omero la sola Iliade. La questione sorta attorno alla figura di Omero presenta tre punti fondamentali fissatisi via via nel tempo che sono: 1) Se Omero sia realmente esistito 2) Se i due poemi siano unitari 3) Se siano entrambi di un solo autore e quando e come siano stati composti e tramandati. Alla voce dei "separanti" si accavallò quella di Aristarco di Samotracia, il quale espresse idee rigorosamente unitarie affermando che lIliade e lOdissea fossero di Omero, quindi di un solo autore. La questione fu ripresa nel 1664 da parte di Francesco Hédelin, abate dAubignac, autore dellopera "Conjectures académiques ou dissertation sur lIliade", opera in cui si negava per la prima volta lesistenza di un poeta di nome Omero e pubblicata postuma nel 1715; labate dAubignac affermava che poemi così vasti non poteva essersi tramandati mnemonicamente in un epoca in cui non esisteva la scrittura e che lIliade presenta molte incoerenze e contraddizioni per cui non cè lunità fra le varie parti. Secondo lopinione del dAubignac i poemi sarebbero stati una raccolta di canti recitati nelle corti e in seguito nelle piazze, originariamente staccati e poi scritti per la prima volta nel VI sec. Per ordine del tiranno Pisistrato. Nel 1730 Giambattista Vico nella seconda edizione del suo capolavoro "Principi di scienza nuova intorno alla comune natura delle nazioni" intitola il terzo libro dellopera "Discoverta del vero Omero"; in questo libro egli sostiene teorie che si avvicinano in parte a quelle espresse nelle Conjectures tuttavia le sue opinioni si differenziano molto da quelle espresse dal dAubignac poiché a differenza di questultimo Vico non disprezza Omero, ma lo proclama "padre e principe di tutti i sublimi poeti"; egli è il primo a capire davvero la poesia di Omero. Vico intervenne nella "questione" affermando che Omero non è mai esistito e che i poemi omerici sono opera di più poeti; egli giunge a queste conclusioni grazie al carattere romanzesco delle Vite, la cui infondatezza non fornisce una biografia bensì una novella e poiché lIliade e lOdissea riflettono usi e costumi di civiltà troppo differenti. Il merito che si attribuisce a Vico è quello di aver diviso per ragioni storiche lIliade dallOdissea, ma la parte più interessante della sua analisi è rappresentata dalla concezione che egli ha del poeta Omero; Vico ritiene che Omero raffiguri un simbolo del carattere eroico dei Greci per cui lautore dellIliade e dellOdissea non è una persona ma un intero popolo. La "questione omerica" venne comunque divulgata solo nel 1795 con i "Prolegomena ad Homerum" di Federico Augusto Wolf , che si era ispirato molto alle idee del dAubignac ma aveva seguito un metodo più rigoroso e, che fu considerato il padre della "questione omerica". Wolf si basava principalmente su due elementi: la mancanza di scrittura ai tempi di Omero e un passo (male interpretato) di Cicerone che faceva credere in una rielaborazione e redazione dei poemi omerici commissionata da Pisistrato. Ma il tratto saliente della teoria avanzata da Wolf risiede in unanalogia , da lui trovata, tra i poemi omerici e i canti di Ossian, un bardo celtico, pubblicati da Giacomo Macpherson che affermava di averli raccolti e tradotti in inglese e che invece erano opera del Macpherson stesso. Anche quando i canti di Ossian furono riconosciuti una falsificazione, le teorie di Wolf non furono abbandonate ed ebbero sempre maggior successo. Questo indirizzo critico fu seguito anche da K.Lachmann(1837-41) e da Kirckhoff, il primo credette di individuare sedici canti nellIliade e il secondo tre nellOdissea, aggiunti in epoca tarda; seguì, invece, una via più moderata Hermann sostenitore della teoria dei "nuclei primitivi" che si ampliò successivamente nel tempo. La critica moderna, dopo varie vicende della disputa fra anti-unitari e unitari , è giunta a ripudiare buona parte delle teorie esposte da Wolf, soprattutto grazie a delle scoperte archeologiche che hanno che hanno dimostrato che sia le popolazioni pre-greche dellisola di Creta sia i Greci vissuti alcuni secoli prima di Omero utilizzavano vari sistemi di scrittura. Queste scoperte ci hanno portato a conoscenza di tre diversi sistemi di scrittura presenti su dei reperti archeologici dellisola di Creta: una scrittura simile ai geroglifici egiziani utilizzata dalla fine del III millennio fino al secolo XVIII; una scrittura chiamata Lineare A che sostituiva al tipo ideografico un sistema in cui i segni erano disposti su linee da sinistra a destra e che sarebbe stata usata dal XVIII al XV secolo. Da questa scrittura deriva la Lineare B, che fu usata non solo a Creta ma anche in altri centri della civiltà micenea come Pilo e Micene. La Lineare B, decifrata grazie allo studio tenace di Michael Ventris, ci ha portato a conoscenza del fatto che sia i Cretesi sia i Micenei facevano largo uso della scrittura e parlavano una lingua molto affine al greco di Omero e che inoltre veneravano molte delle divinità presenti in Omero. Un altro elemento che ha portato la critica moderna ad allontanarsi dalle teorie di Wolf è tendenza a non dare più molta importanza alla notizia di una redazione dei poemi omerici per ordine di Pisistrato, poiché o si tratta di una fantasia o la notizia deve essere reinterpretata nel senso che Pisistrato si era limitato di ordinare ai rapsodi di recitare in ordine sequenziale i canti di Omero. La tendenza più comune oggigiorno è quella che occupa una posizione intermedia fra unitari e anti-unitari, cioè quella "neounitaria" che ammette un filo conduttore che dà unità ai due poemi ma attribuisce la composizione di entrambi a poeti diversi, i quali avrebbero rielaborato e utilizzato nella composizione canti epici precedenti. E impossibile attribuire la composizione dellIliade e dellOdissea allo stesso poeta per le motivazioni già espresse da Vico, le differenze più importanti stanno nella vita politica e nelle concezioni morali e religiose.; la monarchia nellIliade ha molto potere mentre nellOdissea essa sta cedendo il posto alloligarchia, gli dei nellOdissea sono benevoli verso gli uomini e non commettono azioni basse come nellIliade e, infine, lidea di giustizia si afferma solo nellOdissea. In conclusione alle tre domande che stanno alla base della "questione omerica" è possibile dare le seguenti risposte: 1) il poeta Omero è realmente esistito ed era originario dellAsia Minore: di Smirne o della Troade, dove viveva alla corte di un principe. 2) Omero è il compositore dellIliade e anche il rielaboratore delle composizioni poetiche anteriori a lui. Egli è dunque il compositore di gran parte dellIliade. 3) Alla base dei poemi omerici vi sono dei poemi epici più brevi volti a glorificare un personaggio o un episodio; inoltre la raffinata e il verso complesso e armonioso (esametro dattilico) rivelano una tecnica poetica molto elaborata. Lesistenza di questi poemetti è provata anche dal ricorrere in Omero di formule fisse e di epiteti il cui significato è puramente convenzionale. Questi piccoli poemi in esametri dovevano essere stati preceduti da ballate liriche eoliche di contenuto epico; lorigine eolica di queste ballate è provata dal fondo eolico del linguaggio di Omero, inoltre Odisseo è un eroe di origine ionica mentre Achille è di stirpe eolica poiché è un tessalo e lo Zeus di Omero risiede su un monte della Tessaglia: il monte Olimpo. Dunque è probabile che Achille sia stato celebrato in canti tessalici, cioè eolici, parecchi secoli prima di Omero ed è probabile che questi canti si siano diffusi fra gli Eoli dellAsia Minore poiché il centro della poesia di Omero non è la Grecia continentale ma le colonie prima eoliche e in seguito ioniche dell'Asia Minore. I neounitari ( fra i quali emergono: Shwarz, Pasquali, De Sanctis, Pagliaro) sono concordi sui punti fondamentali ma discordano su molti particolari, così che la "questione" rimane aperta a diverse soluzioni e non può tuttora dirsi risolta, poichè essa è in certo senso insolubile, infatti non sarà mai possibile dare delle risposte certe ai suoi punti fondamentali.
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