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Lo Stretto di Messina oltre ad essere legato ad antichi miti è un luogo unico al mondo per l’incantevole paesaggio, per le vorticose correnti che lo rendono misterioso e temibile, per la conformazione dei fondali, per le varietà di specie animali e vegetali che in esso vivono e che hanno suscitato l’interesse di studiosi non solo italiani, ma anche stranieri.

Per poter meglio capire l’inestimabile tesoro che esso rappresenta per i biologi e per i naturalisti di tutto il mondo, bisogna rifarsi a circa 1,8 milioni di anni fa. Siamo ancora nel Pliocene, epoca in cui la situazione geo-morfologica siculo-calabra era molto diversa da quella attuale; difatti, la Sicilia era collegata direttamente con la Calabria. Verso la fine del Pliocene, a causa degli spostamenti delle placche crostali costituenti il fondo del Mediterraneo, in quest’area si originò una grande faglia; si formò ciò che i geologi chiamano «Graben», ovvero una significativa fossa tettonica che fu prontamente invasa dalle acque circostanti, dando luogo al «Primo Stretto di Messina».

Successivamente, all’inizio del pleistocene comincia una seconda fase tettonica, con formazione di altre fratture che porteranno alla formazione di un «Horst», ovvero una sorta di promontorio che darà la fisionomia al «Secondo Stretto di Messina o Stretto attuale».

Lo Stretto di Messina oggi ha all’incirca la forma di un imbuto, largo 3 km a nord e 16 km a sud. Per quanto riguarda il fondale, lo Stretto rappresenta una caratteristica tutta particolare. Ci si accorge, infatti, che a metà della congiungente Ganzirri-Punta Pezzo la profondità del mare è di appena 72 metri. Procedendo verso sud, nello Ionio, la profondità, invece, scende rapidamente, tanto che già all’altezza di Acireale vi è una isobata di 2.000 metri, mentre verso nord, all’altezza di Milazzo, la profondità arriva a 1.000 metri; ciò significa, quindi, che lo Stretto di Messina, visto in sezione tra i due bacini, Ionio e Tirreno, presenta una montagna asimmetrica.

Queste due caratteristiche, cioè accidentalità del fondo e forma ad imbuto, fanno sì che nello Stretto si verifichino forti correnti di marea ad andamento pulsante, per cui, ogni 6 ore circa, a causa anche della differenza di livello marino tra i due bacini, Ionio e Tirreno, si verifica una inversione di marea; infatti, l’acqua è costretta a versarsi ora in un senso ora nell’altro, come se dovesse equilibrare tale dislivello.

I Messinesi indicano il movimento di questa massa d’acqua con il nome di Rema. Abbiamo una Rema Montante, che ha direzione sud-nord, ed una Rema Scendente, con verso nord-sud. Le intensità di queste correnti sono influenzate anche dall’attrazione esercitata dalla luna e dal sole, sicché, nelle quadrature, quando la luna è al primo o all’ultimo quarto, le correnti sono meno imponenti; mentre nelle sigizie, con luna, sole e terra sullo stesso allineamento, quindi plenilunio e novilunio, le correnti sono molto forti.

E’ stato visto che esistono nelle zone più profonde altre correnti definite «sottomarine», accertate da geologi e geofisici. Queste particolari correnti, urtando con il ripido fondo marino scivolano verso l’alto, creandosi così particolari correnti ascensionali, ad andamento spesso circolare.

Queste correnti, arrivate in superficie, vengono agganciate da quelle superficiali ed il tutto, sommato naturalmente ad altri tipi di correnti, come ad esempio quelle di gradiente, di deriva, inerziali, atlantiche ed altri parametri ancora, come venti ed altre condizioni meteomarine, determinano nello Stretto di Messina un fenomeno unico al mondo, definito dai biologi e naturalisti con il nome di «Spiaggiamento».

 

 

 

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