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L. A. Seneca: "Lo stretto di Messina"

Siciliam ferunt angustis quondam faucibus Italiae adhaesisse direptamque ab ea velut a maiore corpore impetu maris,quod toto undarum onere illuc vehitur. Est autem terra ipsa tenuis ac fragilis et cavernis quibusdam fistulisque ita penetrabilis ut ventorum flatibus tota ferme pateat; praeterea ignibus generandis nutriendisque ipsius soli natura apta videtur. Nam intrinsecus stratum sulphure et bitumine esse traditur; quae res facit ut, spiritu luctante cum interiore igne, frequenter et compluribus locis nunc flammas nunc vaporem nunc fumum eructet. Inde Aetnae montis per tot saecula durat incendium.Et, ubi acrior per cavernarum spiramenta ventus incubuit, harenarum moles egeruntur. Nec mirum, si fabulosa est huius freti antiquitas, in quod tot res mirae coierunt ut non modo experientibus, verum etiam procul visentibus terribile sit. Undarum enim inter se concurrentium tanta pugna est ut alias in imum desidere, alias in sublime ferri videas.

 

TRADUZIONE

Si dice che la Sicilia una volta fosse attaccata all' Italia attraverso un angusto istmo e che fosse stata portata via da questa come da un corpo maggiore dall' impeto del mare che  la' è trascinato con tutta la forza delle onde. La stessa terra poi e' sottile e fragile e attraverso certi canali e cavita' e' cosi' accessibile da essere esposta quasi completamente al soffio dei venti; inoltre la natura dello stesso suolo sembra adatta a generare e ad alimentare fuochi. Infatti si dice che all' interno ci sia uno strato di zolfo e di bitume; questa cosa fa si' che, lottando il vento col fuoco interno, spesso e in molti luoghi emetta ora fiamme, ora vapore, ora fumo. Percio' l' incendio del monte Etna esiste da tanti secoli. E, appena il vento piu' penetrante soffia attraverso gli spiragli delle caverne, grandi blocchi di sabbia vengono gettati fuori. Ne' c'e' da meravigliarsi se e' favolosa la fama di questo stretto sul quale si concentrano tante meraviglie  a tal punto da essere terribile non solo a quelli che ne fanno esperienza, ma anche a quelli che lo vedono da lontano. Infatti e' tanto l'impeto delle onde che si scontrano fra loro che tu puoi vedere alcune che si portano verso l'abisso, altre verso il cielo.

 

COMMENTO

Il brano sullo stretto di Messina fa parte  delle Naturales quaestiones, opera dedicata a Lucilio, in cui sono trattati i fenomeni atmosferici e celesti, dai temporali ai terremoti alle comete. Il ritiro dalla vita pubblica è per Seneca l'occasione per studi approfonditi sulle scienze naturali, per questo scrive i 7 libri delle Naturales quaestiones, un vasto lavoro di compilazione, durato probabilmente parecchi anni. Redatto attraverso svariate fonti, soprattutto stoiche (come Posidonio), esso sembra costituire il supporto "fisico" all'impianto filosofico senecano, ma in realtà non c'è integrazione nè organicità fra indagine e ricerca morale. Seneca in questo brano tratta dell'origine e della natura di questo stretto del mar Mediterraneo che separa la penisola italiana dalla Sicilia e mette in comunicazione il mar Tirreno con lo Ionio. La distanza molto breve tra le due sponde, come lo stesso Seneca fa rilevare, accentua le correnti di marea tra i bacini dei due mari e crea fenomeni di controcorrenti e vortici che rendono spesso agitate le acque e faticosa la navigazione, tanto che dai tempi più remoti sono sorte leggende sulla elevata pericolosità dello stretto di Messina. Infatti le onde che si sollevano a causa dei forti venti a cui lo stretto è sottoposto sono talmente alte da permetterci quasi di vedere l'abisso, e inoltre sempre a causa del vento che si insinua persino nei luoghi più impervi vengono sollevate grandi quantità non solo di sabbia ma anche di terra che‚ di composizione molto fine, è quindi facilmente trasportabile. Infine, essendo il suolo dell'isola formato in gran parte da materiale vulcanico, esso è spesso soggetto a pericolosi incendi, soprattutto sul monte Etna, attivo vulcano continuamente in attività . Per questo, continua Seneca, la Sicilia ci offre uno degli spettacoli più suggestivi e terribili delle forze della natura.

 

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