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Nato a Siracusa il 23 luglio del 1908, Vittorini trascorse gli anni dell'infanzia spostandosi in diversi paesi della Sicilia a causa del lavoro del padre, impiegato nelle ferrovie. Sfruttando i biglietti gratuiti, più di una volta fuggì di casa e il tema del viaggio ritorna più volte nei suoi romanzi; interrotti gli studi tecnici, lavoro' nel Friuli e nella Venezia Giulia in una impresa di costruzioni, ma gli interessi letterari presero il sopravvento e cominciò così a pubblicare alcuni racconti e a collaborare a riviste e giornali fra i quali la "Stampa". Nel '29 iniziò la sua collaborazione con la rivista "Solaria", presso la quale lavorò come redattore. A Firenze, dove si trasferì, faceva anche il correttore di bozze presso la "Nazione" e qui, aiutato da un tipografo, imparò l'inglese, una lingua che gli divenne poi tanto familiare da consentirgli di iniziare il lavoro di traduttore, attraverso il quale si avvicinò alla letteratura americana. Egli contribuì dunque in maniera rilevante ad allargare gli orizzonti della cultura italiana con traduzioni di autori inglesi e americani, particolarmente significativi per il loro schietto realismo. Come Vittorini cominciò a scrivere racconti e romanzi, affronto' i problemi politici e morali del suo tempo, assimilando in un certo modo lo stile dei narratori anglo-americani. Nel 1931 uscì il suo primo libro "Piccola borghesia", una raccolta di racconti seguita nel '33 dalla pubblicazione a puntate del romanzo "Il garofano rosso", più volte censurato dal regime fascista. Allo scoppio della guerra di Spagna nel '36 interruppe la stesura di "Erica e i suoi fratelli", che fu pubblicato solo nel 1956, e aderì, seppure da lontano, alla lotta dei repubblicani contro il regime di Franco. Nel '36 pubblicò "Viaggio in Sardegna", appunti di viaggio caratterizzati dalla ricerca di una narrazione lirica.

Dopo una non rilevante prova di narrativa, sospesa tra la descrizione realistica di ambiente pastorale e contadino e la interpretazione simbolica di quell'ambiente stesso come un mondo di serenità idillica, Elio Vittorini giunge alla maturità della tematica neorealista con "Conversazione in Sicilia", nel 1942. La coscienza antifascista di Vittorini, maturata soprattutto durante la guerra di Spagna gli fa vedere con occhio critico la miseria del Sud e le responsabilità del fascismo a questo riguardo. La Sicilia diventa sfondo e simbolo di un'umanità offesa, abbandonata a se stessa. Anche questo romanzo fu osteggiato dalla censura fascista, che vieto' del tutto la pubblicazione di "Americana", un’antologia di romanzi stranieri la cui traduzione era stata curata dallo stesso Vittorini. Contemporaneamente si intensificava l'impegno politico politico dello scrittore, il quale negli anni della guerra partecipo' attivamente alla lotta antifascista. L'esperienza della guerra e della Resistenza si riflette nel romanzo, scritto nel ‘44, "Uomini e no". Dopo la Liberazione fu redattore capo dell' "Unita" e intensificò in quegli anni il suo lavoro di organizzatore di cultura, soprattutto attraverso la rivista "Il Politecnico" nella quale convergono il suo impegno politico e quello letterario.

Anche negli ultimi romanzi l'impostazione realistica si fonde con un linguaggio lirico ed allusivo, caratteristico della narrativa del Vittorini. Negli ultimi anni il suo lavoro creativo si limita alla revisione del romanzo "Le donne di Messina". Fittissimi sono ancora i suoi impegni editoriali: fu infatti direttore di collane per Einaudi e per Mondadori.

Da uno stretto rapporto di collaborazione con Italo Calvino nasce poi nel 1959 la nuova rivista "Il Menabò". Aggredito qualche anno dopo da un male incurabile, muore a Milano il 12 febbraio del 1966.

 

 

 

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