Il nome completo del poeta era Publio Virgilio Marone, nato
a Mantova nel 70 a.C. da una famiglia di piccoli proprietari terrieri.
I luoghi della sua educazione devono essere stati Roma e Napoli, ma
tutta la cronologia dei suoi anni giovanili e molto discussa. Secondo una poesiola
attribuitagli, appartenente allAppendix Virgiliana, il giovane Virgilio
avrebbe frequentato a Napoli la scuola dellepicureo Sirone.
La prima opera sicura del poeta sono le Bucoliche, una
raccolta di 10 componimenti pastorali che imitano gli idilli del poeta Teocrito. Questa
raccolta si collega ad un episodio non del tutto chiaro della biografia del poeta. La
storia di alcuni pastori che compaiono nellopera, costretti ad abbandonare i loro
poderi, adombra il dramma dei contadini mantovani espropriati delle loro terre nel 41
a.C., quando Ottaviano ed Antonio ordinarono le confische destinate a compensare i soldati
che avevano combattuto a Filippi lanno prima. Una notizia formatasi assai presto
nellantichità, vuole che Virgilio stesso avesse perso nelle confische il podere di
famiglia. Più tardi, lintervento di un potente personaggio glielo avrebbe fatto
riacquistare.Virgilio entra nella cerchia degli intimi di Mecenate e quindi anche di
Ottaviano.
Nei lunghi anni di incertezza e lotta politica che vanno sino alla
battaglia di Azio, Virgilio lavora ad un poema sulla campagna, sul ritorno alla terra ed
il recupero dei valori tradizionali collegati a quel mondo, le Georgiche.
Virgilio può leggere lopera ad Ottaviano, ad Atella in Campania, sulla via del
ritorno dalloriente dove sconfisse il rivale Antonio. Da questo momento in poi
Virgilio e tutto assorbito dalla composizione dellEneide, il poema
che dovrà celebrare la pace portata da Roma al mondo. Ottaviano, ormai divenuto Augusto,
segue con grande partecipazione lo sviluppo del lavoro, di cui, prima di morire, Virgilio
ebbe modo di leggere alla corte alcune parti. Quando muore, nel 19 a.C., di ritorno da un
viaggio in Grecia, chiede agli amici che lo assistono di bruciare la sua opera, che
giudica incompiuta. Ma Augusto affida a Vario, lamico di Virgilio, il compito di
rivedere e pubblicare il poema: lEneide ha un successo immediato.