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Sciascia é nato
a Racalmuto, in provincia di Agrigento, l8 gennaio 1921, da famiglia
piccolo-borghese. Egli frequentò listituto magistrale di Caltanissetta e, dopo aver
ottenuto il diploma di maestro elementare, fu assunto come impiegato allammasso del
grano nel suo paese. Dopo aver sposato Maria Andronico nel 44, egli cominciò a
insegnare nella scuola elementare di Racalmuto. Negli anni Cinquanta Sciascia cominciò la
sua attività letteraria con scritti critici e con le prime operette; il suo interesse per
la realtà politica e sociale lo avvicinava alle posizioni della sinistra. Nel 1956, egli
pubblicò il primo libro che suscitò linteresse dei lettori: "Le
parrocchie di Ragalpietra". Nel 1957-58, Sciascia fu a Roma, distaccato presso
il Ministero della Pubblica Istruzione; tornato in Sicilia, egli si stabilì a
Caltanissetta, lavorando al Patronato scolastico. Il successo de "Il giorno della
civetta" fece di Sciascia il più celebre degli intellettuali siciliani e
impose allopinione pubblica il problema della mafia. Nel 1967 egli si trasferì a
Palermo e nel 1970 lasciò limpiego statale. Negli anni Settanta e Ottanta la sua
immagine di intellettuale problematico ebbe un rilievo internazionale; nel mondo
politico-giornalistico si definì in modo sempre più netto la sua figura inquieta, la sua
prontezza nel contestare le interpretazioni convenzionali della realtà sociale, nel
rifiutare i poteri assestati e le formule dominanti. La sua produzione fu accompagnata da
una ricca attività di organizzazione culturale, da interventi giornalistici e da una
varia attività politica. Nel 75 fu eletto come indipendente nelle liste del PCI
alle elezioni comunali di Palermo, ma contrario alla politica del "compromesso
storico" si dimise nel 77. Ebbe inizio la polemica con i comunisti e in
generale con la classe politica italiana; Sciascia si battè per il mantenimento della
certezza del diritto, contro le deformazioni della legislazione speciale contro il
terrorismo. Avvicinatosi al partito radicale, fu deputato alla Camera, dal giugno 1979 al
giugno 1983, facendo parte della Commissione dindagine sul caso Moro. Fino alla fine
Sciascia simpegnò in un tentativo di difendere la certezza e il rigore del diritto
e sollevò varie polemiche sui caratteri assunti dal potere mafioso e sui metodi usati per
combatterlo. Sciascia morì a Palermo il 20 settembre 1989.
Quando scrisse "Il giorno della civetta"
Sciascia trasse spunto dallassassinio del sindacalista comunista Miraglia, avvenuto
nel 47, e appoggiò linchiesta sulla realtà siciliana (e sul tema della
mafia) a un particolare uso della struttura del giallo: il detective, che qui é un
capitano dei carabinieri venuto dal Nord, rappresenta lo sforzo ostinato della ragione
alla ricerca della giustizia e della verità, tra poteri e complicità, che ne eludono e
cancellano ogni traccia. La Sicilia si rivela come un paese "incredibile", con
cui sembra potersi identificare tutta lItalia.
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