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Publio Ovidio
Nasone, nato a Sulmona nel 43 a.C. morto a Tomi nel 17 o 18 d.C.. Fu di antica e ricca
famiglia di ordine equestre; mandato a Roma dal padre, frequento le scuole di
retorica e di grammatica e perfeziono i suoi studi con un viaggio in Grecia. Visse
per un anno in Sicilia. A Roma inizio la vita dei pubblici onori, ma egli non era
portato alla vita forense, la sua inclinazione era per la poesia, alla quale in seguito si
dedico completamente. A poco più di ventanni godeva dellamicizia di
alcuni grandi poeti, soprattutto del circolo di Messalla, ed era acclamato dalla società
mondana e raffinata come il brillante interprete del proprio mondo spregiudicato e
frivolo.
Le sue prime opere sono:gli Amores, le Eroides, lArs Amatoria,
i Remedia Amoris, i Medicamina Faciei, Medea e le Metamorfosi.
Ma nel pieno della fortuna e della sua attività creativa, fu colpito
da un ordine dellimperatore che gli infliggeva la relegazione a Tomi, sulle coste
del Mar Nero. Il grave provvedimento non fu mai revocato, né da Augusto, né da Tiberio.
Lo stesso Ovidio racconta che le cause della sua reclusione furono
limmoralità dellArs Amatoria e lerrore di essersi lasciato
coinvolgere in uno scandalo di corte. Durante la relegazione che duro fino alla
morte, trovo sfogo al dolore nella sua inesauribile vena poetica, componendo i
cinque libri dei Tristia, e quattro di Epistulae ex Ponto, intessuti di lamenti e di
ricordi, di proteste di innocenza, scrisse anche poemetti sulla pesca (Halientica),
di astronomia (Phaenomena). |
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